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Le Parabole Della Misericordia: La Moneta Perduta

Le Parabole della Misericordia: La Pecora Smarrita

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Le Parabole della misericordia: I Due Figli

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Le Parabole della misericordia: Il Fariseo e il Pubblicano

2 Le parabole della misericordia il fariseo e il pubblicano

Le Parabole Della Misericordia – I Due Debitori

 

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Le Parabole – Introduzione

 

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Il Ricordo – Per non Dimenticare

IL FORO ALL’ORECCHIO DEL SERVO VOLONTARIO Es 21

L’orecchio indica l’organo dell’udito e dell’equilibrio; e uno dei cinque sensi del nostro corpo con il quale veniamo a contatto del mondo esterno per percepire i suoni e le parole.

Ci sono delle espressioni significative che spesso ciascuno di noi usa per definire questo organo sensoriale: prestare orecchio, si dice quando si ascolta con favore e piacere; essere tutto orecchio, invece quando si ascolta con attenzione; aprire l’orecchio o tendere l’orecchio, si usa quando si è attenti per cercar di capire, ecc…

Il profeta Isaia, parlando ad Israele da parte di Dio diceva: “Inclinate l’orecchio e venite a me”; oppure Dio a Salomone dichiarava nei Suoi detti famosi: “L’orecchio attento alla riprensione dimorerà fra i savi”.

Quella di Geremia è significativa quando ammoniva il popolo di Giuda dicendo: “Porgete orecchio, non insuperbite!”

 

Questo foro all’orecchio diventava per il servo un motivo di vanto nel suo servizio silenzioso, perché non era più forzato ma volontario, come se fosse per la sua famiglia e per la sua casa.

Da qui l’usanza di mettere in mostra l’orecchio forato con un anello.

Tutto questo doveva essere per il popolo di Dio una verità spirituale e non solo un esempio di vita.

Il padrone era Dio che aveva dato la terra di Palestina in eredità ai figli d’Abramo, i servi erano tutti i discendenti d’Abramo che servivano l’Iddio del cielo volontariamente, per onorare il Signore e per il bene di tutto il popolo.

Dovevano avere un orecchio forato per ascoltare la voce di Dio e per mettere in pratica i Suoi comandamenti.

Davide aveva compreso questo quando diceva che il Signore non gradiva né sacrificio né offerta, ma gli aveva forato gli orecchi (Salmo 40:6).

Quest’espressione voleva dire: Signore tu non gradisci olocausti ma chi ascolta la Tua Parola e compie la Tua volontà con zelo ed amore.

Dello stesso avviso era Isaia quando dichiarava: “Il Signore, l’Eterno, mi ha aperto l’orecchio, ed io non sono stato ribelle e non mi sono tratto indietro”.

È l’espressione del servo fedele che mette in pratica tutta la volontà di Dio senza tener conto della propria vita e delle sofferenze che deve affrontare, pur di essere approvato dal Signore e di ricevere il Suo beneplacito.

Occorre un “orecchio” forato spiritualmente per avere una sensibilità particolare ed essere un vero servo fedele.

“Ma se lo schiavo apertamente dice: ‘Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero…” (verso 5).

Questo servo non ha dubbi sulla scelta da fare. Per lui non esistono due scelte. Il suo padrone vale per lui quanto il mondo intero; è legato a lui con un legame eterno di amore. Non avrebbe potuto lasciare il suo padrone o la sua casa.

Come Paolo, questo servitore considerava tutto il resto come ‘spazzatura’, per guadagnare la vicinanza/comunione del Suo padrone (cfr. Filippesi 3:8).

Egli sarebbe stato disposto a essere disprezzato dagli altri per l’amore che portava al Suo padrone. La sua vita ruotava intorno a quell’amore.

Questo servo stimava la comunione con il Suo padrone migliore di qualunque benedizione terrena. Cosa importava delle pecore, del grano, o del vino e dell’olio – quando potevi avere comunione infinita e amicizia con il padrone? Il suo cuore straripava di affetto per lui: era “casa e cielo” il solo essere con lui dove egli viveva. Egli lo aveva dichiarato molto chiaramente: “Io amo il mio padrone… non voglio andarmene libero”.

 

Potete vedere questo servo che guarda mentre il suo padrone concede doni e benefici a tutti quei servitori che se ne vogliono andare via liberi? Il cuore di questo servo si rallegra o è addolorato? Io credo che ne è addolorato: perché?

Perché egli pensa tra sé e sé, “Non sanno che questa è la vita più bella, servire il padrone con totale resa?”

Come possono essere soddisfatti di vivere le loro vite lontano (liberi) da lui, ricevere semplicemente i suoi benefici ed essere soddisfatti con una condizione di vita più bassa, vivendo a un livello inferiore di intimità con il nostro signore?”

Non sanno essi che i servi “si saziano dell’abbondanza della Sua casa, ed Egli li disseta al torrente delle Sue delizie. Poiché presso di Lui è la fonte della vita, e per la Sua luce noi vediamo la luce” (cfr. Sal 36:8-9) ?

Ciò che questo servo ci sta dicendo “metaforicamente” è: Cristo è abbastanza!

Egli sta dicendo che non c’è niente in questo mondo che valga la perdita della comunione di Cristo. Tutti i beni e la prosperità del mondo intero non possono essere comparati a un singolo giorno passato con Lui.

Le gioie che abbiamo alla Sua destra superano abbondantemente qualunque piacere terreno. Conoscere Lui, essere con Lui dove Egli è, seduti insieme nei luoghi celesti, in cammino  e ovunque con Lui, vale più che la vita stessa.

Servirlo, essere guidati da Lui, venire e andare solo al Suo comando – questa è vita al livello più alto.

Forse starai pensano che sei un figliolo e non un servo?

Bisogna ricordare che Gesù era “Figliolo”, ma “non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini…” (Fil 2:6-7).

Cristo scelse di venire come un servo, pienamente rimesso agli interessi e alla volontà del “Padre”.

Paolo disse: “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti…”. Lo disse perché si era fatto un “doulos Kristi” (servo volontario di Cristo) (1 Cor 9:19 e Rom 1.1). Nei Vangeli leggiamo anche: “Simon Pietro, un servo; Giuda, il servo di Dio; Giacomo, il servo di Cristo”. Essi erano tutti figlioli che presero si fecero servi, ne presero <la forma>!

Gesù come servo del Padre Suo celeste non disse nulla, non fece nulla, senza un’indicazione da parte di Dio. Egli disse: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua” (Giovanni 4:34). Egli disse: “non faccio nulla da me stesso… faccio continuamente le cose che Gli piacciono…” (Giovanni 8:28,29).

Egli può dire con Cristo: “Nessuno mi obbliga, io depongo la mia vita di mia volontà”.

E supponendo che il servo fosse uno dei figli stessi di quel padrone, quale amore deve aver provato da un tale impegno!

Davide scrisse in uno dei suoi salmi a Dio: “hai forato il mio orecchio”. In altre parole, “C’è un foro nel mio orecchio che mi segna per il Signore, per la vita e in eterno”… e non me ne vergogno!

 

Hai Permesso Allo Spirito Santo di Forare il Tuo Orecchio?

 

Ovviamente, diversa è l’accezione di coloro che oggi si fanno forare l’orecchio per indossare un orecchino (talvolta anche più!): in questo le cose spirituali non c’entrano nulla!

C’entra la vanità e un servizio alla carne, alla moda: è la dimenticanza di quell’altro foro e del servizio a Dio, allo Spirito.

Non così per il Figlioli di Dio: noi cerchiamo e desideriamo un altro foro e un altro anello…!

La carne e lo Spirito

Alessandro Boselli a Buccinasco.

Galati 5:13-26 La Carne e lo Spirito

 

Scout | Giorno 8 di 10

Un’altra giornata trascorsa all’aperto sfidandosi ai giochi campestri!

I ragazzi del nostro distretto, insieme al distretto di Piombino, hanno poi preparato nel pomeriggio la rappresentazione del capitolo 11 di Robinson Crusoe, che è andata in scena la sera dopo cena all’anfiteatro del campo.

Il capitolo 11 è un capitolo molto importante della storia. Robinson parla a Venerdì di Dio, spiegandogli la sua superiorità rispetto alle divinità che il popolo di Venerdì adorava.

Venerdì diventa a poco a poco un buon cristiano.